Una sera al ristorante

Scritto da , il 2019-06-11, genere gay

Mi trovavo all’estero per lavoro e dopo una giornata particolarmente impegnativa feci velocemente una doccia e mi recai in un bel ristorante del centro città per una cenetta in tranquillità. Appena entrai, un locale molto elegante e raffinato, mi accorsi però che non c’erano più tavoli liberi e il cameriere mi propose di prendere posto in un tavolo già occupato da un’altra persona. Sul momento rifiutai, ma quando il tizio che era al tavolo mi invitò a sedermi non potei rinunciare. Era un bell’uomo e ciò mi indusse ad accettare la sua gentile e stuzzicante offerta, ci presentammo e dopo aver ordinato alcuni piatti sfiziosi, iniziammo a parlare. Complice qualche bicchiere di un ottimo vino rosso che Carlo, il mio compagno di tavolo, aveva ordinato, e velocemente la discussione si fece via via più intima. Dalle domande che Carlo faceva intuii dove volesse arrivare, ma io sviavo ogniqualvolta la discussione per paura che si andasse a toccare temi per me molto sensibili e imbarazzanti. Il vino iniziava a fare il suo effetto ed ad un certo punto mi chiese se avessi mai avuto un rapporto con un uomo, sorpreso gli dissi di no. Poi presi coraggio e gli svelai che era però un pensiero ricorrente nelle mie fantasie erotiche. Carlo mi incoraggiò a parlarne e io accettai, ad un tratto mi pose una domanda secca: “Nelle tue fantasie, sei attivo o passivo?”.
Rimasi scioccato da tanta sfrontatezza, ma nel contempo mi sentii pervadere da una particolare eccitazione che mai avevo provato finora, risposi che mi immaginavo passivo ed era quello il ruolo in cui i miei pensieri andavano a focalizzarsi. Mi guardò con uno sguardo penetrante e malizioso dritto negli occhi e disse: “Insomma desideri essere preso, posseduto da un uomo come me? Senza nessun limite? Essere la mia puttana?”. Era come se leggesse nei miei pensieri, come se capisse che non aspettavo altro, mi mise una mano sulla gamba, io sobbalzai e notai che era eccitato pure lui e la cosa mi fece fremere di lussuria. Pagammo il conto, Carlo mi chiese di seguirlo in direzione dei bagni. Lo seguii trafelato dall’eccitazione e dalla voglia di provare ciò che finora avevo solo osato immaginare, appena entrati si abbassò la cerniera dei pantaloni e intravidi la sagoma del suo possente membro che a fatica gli slip riuscivano a contenere, non resistetti, lo presi in mano e cominciai a masturbarlo con delicatezza fin che non gli divenne grosso e duro, a quel punto mi fece inginocchiare e me lo infilò in bocca con forza... era la prima volta e non sapevo bene come fare, ma fu tutto molto naturale. Mi prese la testa fra le sue mani e cominciò a scoparmi fino giù in gola, ero sopraffatto dall’eccitazione e quasi non respiravo più, mi teneva premuto contro e il suo cazzo, che stava per esplodere, mi riempiva tutta la bocca. In quel momento mi sentii esattamente come nelle mie più sordide fantasie, una vera e propria troia succhia cazzi da cesso, una sensazione perversa ma sublime! Carlo ebbe un gemito e uno spruzzo potente mi salì su fino al naso, bevvi tutta la sua sborra calda e leggermente salata fino all’ultima goccia leccandogli la grossa cappella ancora per bene e, guardandolo dal basso, vidi il suo sguardo soddisfatto e sorpreso da tanta mia passione. Non potevo credere che fossi veramente io ad essere in quella situazione, ma fu bellissimo! Uscimmo dal locale, Carlo mi invitò ad andare da lui... capii subito che quella sera avrei reso realtà le mie peggiori (o migliori) fantasie e che sarei stato completamente suo.

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